On 19 December 2025, Milan’s Porta della Speranza (‘Gate of Hope’) was unveiled as part of a project promoted by the Pontifical Foundation Gravissimum Educationis of the Dicastery for Culture and Education, with contributions from other selected partners.

 

The gate of San Vittore Prison | Michele De Lucchi

The “Francesco Di Cataldo” San Vittore Prison in Milan hosted Italy’s first Porta della Speranza. The installation was designed by architect and designer Michele De Lucchi.

The installation

The work consists of two tall, half-closed panels without frames, evoking agateway to the unknown. The surface, defined by a faceted rustication inspired by Renaissance styles—in particular the Palazzo dei Diamanti in Ferrara, the architect’s hometown—suggests a force not as a barrier, but as the foundation of the passage. The Door makes no distinction between inside and outside: it is architecture without walls, an invitation to consider transformation as a shared journey rather than an isolated action.

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Affinché la speranza non rimanga un concetto astratto, il progetto si articola su due direttrici complementari, interna ed esterna al carcere.

All’interno degli Istituti di pena questa iniziativa darà vita a itinerari educativi, laboratoriali e pastorali capaci di accompagnare le persone detenute in un percorso di crescita personale con il coinvolgimento di tutte le realtà (educatori, cappellani, associazioni di volontariato…) che già operano a loro sostegno. Importante sarà anche l’azione per sviluppare le loro capacità tecniche, attraverso corsi di formazione realizzati in collaborazione con istituzioni di eccellenza come l’Accademia di Belle Arti di Brera ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Questi interventi permetteranno di offrire ai detenuti competenze importanti per il loro reinserimento a pieno titolo nella società.

Le Porte della Speranza intendono esercitare un impatto anche all’esterno delle carceri. Vogliono essere la possibilità offerta all’opinione pubblica per entrare simbolicamente nella realtà del carcere superando i pregiudizi sui detenuti, comprendendo la necessaria funzione educativa, riabilitativa, umana degli Istituti di pena, così che siano sempre meno luoghi dimenticati, volutamente invisibili, periferie esistenziali, ma sempre più “visti” e centrali nelle preoccupazioni della politica, della società civile, nel volontariato, nell’educazione, nell’attivazione di risorse economiche ed educative, nella preghiera di chi vive la fede.

Al potere dell’arte e di queste porte simboliche il compito di realizzare l’incontro.