Alla 60esima Esposizione Internazionale di Arte – La Biennale di Venezia, la Santa Sede ha dedicato il suo Padiglione ai diritti umani e alla figura degli ultimi, nell'ottica di favorire una cultura dell'incontro, perno centrale del Magistero di Papa Francesco. 

Il Carcere Femminile della Giudecca ha ospitato il Padiglione della Santa Sede, dal titolo "Con i miei occhi", un invito a vedere con i propri occhi, rompendo l’automatismo di un’epoca di sovraccarico rumoroso di immagini e, dall’altro, con la facilità con cui oggi deleghiamo alla tecnologia l’esercizio della nostra visione delle cose.

Chiara Parisi e Bruno Racine sono stati nominati curatori del Padiglione da parte del cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione e commissario del progetto. Con gli artisti di fama internazionale: Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego & Zoe Saldana, Claire Tabouret e, la partecipazione speciale di Hans Ulrich Obrist

Tra gli sponsor principali, Intesa San Paolo, nella persona di Michele Coppola ed in collaborazione con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. 

 

CURATORI DEL PADIGLIONE

ARTISTI DEL PADIGLIONE

Il progetto del Padiglione, dal titolo "Con i miei occhi", è stato presentato presso il Carcere Femminile della Giudecca, che è stato arricchito da diverse stazioni artistiche. L'unica opera collocata all’esterno della prigione, di Maurizio Cattelan, è stata il dipinto di due piedi oltre i quali si intravedeva in profondità un corpo disteso.  

La prima tappa all’interno del carcere è stata affidata a Corita Kent che ha trasformato improbabili materiali ritagliati dalla pubblicità in palinsesti capaci di rivelare vestigi della contemporanea ricerca di Dio. In successione, le lastre di Simone Fattal, sulle quali ha riprodotto testi e poesie ricevute dalle donne del carcere e poi le opere del collettivo Claire Fontaine. Nel cortile, invece, Marco Perego & Zoe Saldana hanno proposto un film che ha reso lo sguardo delle donne detenute una parabola di speranza. L’artista Claire Tabouret, invece, ha voluto evidenziare l'originaria purezza e innocenza dell’essere umano sulla terra attraverso una galleria di ritratti delle detenute bambine e dei loro figli e nipoti. 

A chiudere il percorso, l’intervento della brasiliana Sónia Gomes, che ha decorato il soffitto con sculture a partire dai tessuti indossati dalle donne e poi donati all’artista, esortandoci a sollevare lo sguardo. Le opere materiali del Padiglione sono state accompagnate dalla coreografia di Bintou Dembelé. 

© Marco Cremascoli