Messa di San Giuseppe, patrono dell'Accademia dei Virtuosi
Messa solenne di San Giuseppe
Nel pomeriggio di giovedì 19 marzo l'Accademia dei Virtuosi al Pantheon ha ospitato la celebrazione della messa in onore della Festa di San Giuseppe, suo patrono, presieduta da mons. Carlo Maria Polvani, segretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, in rappresentanza del cardinale prefetto José Tolentino de Mendonça, e accompagnata dal coro della Diocesi di Roma, diretto da mons. Marco Frisina.
In questa occasione l'Accademia dei Virtuosi ha reso visitabile il proprio oratorio in cui si trova l'allestimento Giuseppe, che racconta le opere dei Virtuosi a lui dedicate.
Mons. Carlo Maria Polvani da voce al messaggio del cardinale José Tolentino de Mendonça
Carissima Presidente Prof.ssa Cristiana Perella,
Carissimo Assistente Spirituale Mons. Marco Frisina,
È una grande gioia per me salutarvi a nome di Sua Eminenza il Card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione che per impegni improrogabile mi ha chiesto di rappresentarlo qui oggi.
Ed è per un grande onore essere qui a celebrare la Pontificia Insigne Accademia delle Belle Arti e dei Virtuosi al Pantheon, in quanto essa è la più antiche delle Accademie romane.
Fondata nel 1542 sotto la volta del Pantheon, la Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon trovò proprio qui la sua prima sede nella prima cappella dedicata al patrono San Giuseppe. Fu il primo Sodalizio di artisti ad interrompere il regime giuridico medievale delle singole corporazioni: tutti gli artisti potevano appartenere ad una sola società. E a poco a poco aggiunse nelle sue file, tutte le principali forme d’arte fino che dal 1995, si sono consolidate nelle cinque classi di oggi: 1. Architetti; 2. Pittori e Cineasti; 3. Scultori; 4. Musicisti e Cultori delle Arti; 5. Letterati e poeti.
Mentre festeggiamo San Giuseppe potremmo osare, per analogia, applicare alla Accademia alcuni dei concetti nelle scritture della Liturgia odierna rivolte al Patrono universale della Chiesa. La promessa fatta al Profeta Natan di costituire una casa stabile, si applica anche all’Accademia alla quale mancano solo 16 anni per compiere il suo cinquecento annui di attività.
La promessa della discendenza, ricordata da San Paolo, che includesse molti popoli si applica così analogicamente all’Accademia, in quando ne hanno fatto parte i principali artisti di ogni nazione: Velazquez, Borromini, Canova per citarne alcuni.
Non oso espandere questa analogia al Vangelo anche se in aiuto ci sarebbero le riflessioni di tanti grandi padri e dottori della Chiesa –Sant’Agostino, San Bernardo, San Bonaventura per citarne alcuni. La loro ricchissima tradizione fu raccolta da Leone XIII nella Lettera Enciclica Quamquam pluries del 1898 sulla devozione a San Giuseppe, che fu ripresa dalla Esortazione apostolica Redemptoris Custos di San Giovanni Paolo II nel 1998. Lasciatemi delineare queste riflessioni in maniera imperfetta, incominciando con una premessa teologica.
Il Cristianesimo si delineò e trovò la sua identità nelle dispute cristologiche dei primi secoli. Si trattava di riconoscere in Gesù la Seconda Persona della Trinità e al contempo di riconoscere a Gesù una piena umanità. I grandi Concili ecumenici dei primi secoli ci riuscirono con molti sforzi, si pensi al Credo di Nicea-Costantinopoli che reciteremo insieme fra poco. Da lì, il Cristianesimo stabilì una tensione o un paradosso come avrebbe detto poi Søren Kierkegaard che permettesse di tenere in relazione, senza fusioni, la trascendenza di Dio con la realtà concreta dell’uomo.
Questa sfida si spostò sulla figura di Maria, donna concepita senza peccato e si concretizzò nei dogmi mariani. E al contempo, si estense a San Giuseppe. A vederci bene quindi, la riflessione teologica su San Giuseppe fu essenziale per definire anche le realtà più profonde della nostra fede che sono in realtà verità in tensione fra polarità in paradosso, potremmo dire, in quanto la tensione e il paradosso sono necessari per esprime il mistero che contengono.
E per l’Accademia questo ha un senso particolare. Perché questa relazione di paradosso e di tensione fra il divino e l’umano, fra la trascendenza e l’immanenza, fra la libertà dell’uomo e il disegno divino, è stato uno dei motori più incisivi della storia dell’arte.
Nel 2021, Papa Francesco scrisse la Lettera Apostolica Patris corde, Con cuore di padre, in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di san Giuseppe quale patrono della chiesa universale. In questa Lettera, il compianto Pontefice ricorda alcune delle qualità di San Giuseppe che si possono applicare a voi Accademici. Ve ne sono due che sono in particolare tensione che mi permetto di sottolineare.
Papa Francesco definisce San Giuseppe modello dell’obbedienza e al contempo modello di coraggio creativo. Ecco; ognuno di voi è chiamato a vivere questo paradosso, questa tensione: da una parte, la fedeltà della tradizione alle forme d’arte in cui siete periti e dall’altra, ad essere innovatore della forma d’arte in cui eccellete. Questo spiega perché questa Accademia si impegna tanto ad essere custode del passato delle arti, quanto si impegna a promuoverne il futuro.
Preghiamo dunque San Giuseppe di esserci sempre di aiuto, di essere un modello per gli Accademici e lo facciamo con le parole della tradizione popolare che Papa Francesco ha ricordato nel succitato documento:
Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male. Amen.