L'apertura del Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria
Un invito a essere custodi della bellezza della persona umana, “un’opera d’arte di Dio, unica e irripetibile”. Lo ha rivolto il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, in apertura del congresso internazionale sulla pastorale scolastica e universitaria, in corso oggi e domani in Aula Paolo VI sul tema “Disegnare nuove mappe di speranza”.
La bellezza che disarma
Ai partecipanti ha ricordato che compito del mondo educativo è riconoscere questa bellezza, accompagnarla e aiutarla a risplendere, perché “il mondo ha bisogno di bellezza”. Un mondo, ha sottolineato il porporato, “ferito dalle guerre, perché la bellezza disarma. Ne ha bisogno un mondo saturo di immagini, perché la bellezza vera insegna di nuovo a guardare. Ne ha bisogno un mondo che corre, perché la bellezza ci ferma e ci restituisce lo stupore. Ne hanno bisogno i giovani, perché chi ha incontrato la bellezza non si accontenta più del banale: la bellezza educa il desiderio”.
L’educazione infatti non si esaurisce nella trasmissione del sapere ma, ha osservato il prefetto, “trova il suo compimento nel servire”. “La bellezza pastorale” opera “non per costrizione, ma per attrazione”. “Un pastore che vuole istruire senza attrarre”, ha aggiunto de Mendonça, “diventa un funzionario. Un educatore che attrae verso il bene, il vero e il bello diventa un testimone”. Ricordando la Lettera apostolica di Papa Leone XIV “Disegnare nuove mappe di speranza”, il cardinale ha quindi evidenziato come l’educazione non sia “un’attività accessoria, ma il tessuto stesso dell’annuncio del Vangelo”, animato da uno sguardo “capace di guardare lontano per restituire dignità alla persona, che non può essere ridotta a un algoritmo o a un profilo statistico, ma va accolta nella sua storia e vocazione unica”.
Siamo la poesia di Dio
Aiutare tutti a scoprire di essere un’opera d’arte di Dio, unica e irripetibile, è il segreto della pastorale dell’educazione, ha rimarcato de Mendonça: “Siamo la poesia di Dio, desiderata, amata, scritta con cura da Colui che è la sorgente di ogni bellezza”. Dunque le pastorali non possono restare chiuse nei propri uffici a classificare la realtà dall’alto, senza conoscere la concretezza della vita: devono partire dalle fragilità, senza rifuggire il dolore.
Vita interiore in un mondo interconnesso
Attenzione all’interiorità, alla comunità e alla custodia dei legami. I tre ambiti indicati dal porporato sono una priorità in una società in cui “è facile vivere dominati da schermi e filtri, più desiderosi di connetterci con il mondo virtuale che con il nostro cuore” e “in un mondo sempre più interconnesso”, in cui però “la facilità della comunicazione non ci ha resi più capaci di relazioni profonde e autentiche”. Prioritario, come indica la Lettera apostolica del Papa, è “custodire la vita interiore dei giovani e il loro dialogo con Dio; educare a un uso sapiente delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, senza tecnofobie facili ma con discernimento; formare alla pace e alla riconciliazione, insegnando un linguaggio capace di disarmare e creare spazio alla civilizzazione dell’amore”.
Disarmare le parole e tornare al cuore, dimora di Dio
“Le immagini di questi giorni – ha aggiunto a braccio il cardinale – ci richiamano all’urgenza di disarmare le parole e trovare la via della pace”. Intervistato a margine dei lavori, il porporato ha indicato nell’interiorità una risorsa da mostrare ai giovani che oggi “si sentono spaesati, incerti, arrabbiati, non ascoltati”. La risposta, secondo de Mendonça, non può essere soltanto penalizzarli: “Dobbiamo far vedere ai giovani che c’è un luogo dove andare a cercare la forza, la visione del futuro, la fiducia. Quel luogo è la vita interiore, è il proprio cuore, dove, come diceva sant’Agostino, Dio abita”.
Da qui l’esortazione agli oltre mille partecipanti a “buttarsi nella Resurrezione”, come confidò di aver fatto lo scultore Pericle Fazzini lavorando all’opera commissionatagli da Papa Montini nel 1970, che domina l’Aula Paolo VI. Mai agire isolatamente. Leone XIV ricorre all’immagine della costellazione. “La pastorale scolastica e universitaria”, ha affermato il prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, “è un’opera corale, in cui ciascuno brilla della propria luce, ma tutti insieme indicano una direzione”.
La gioia dell’incontro con il Papa
A metà mattinata l’udienza con Papa Leone XIV, accolto con grande gioia dai partecipanti in Aula Paolo VI. Il Pontefice ha esortato la pastorale scolastica e universitaria ad aiutare i giovani ad “essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”. I lavori sono quindi proseguiti con gli interventi dei relatori.
L’educazione è l’incontro con un fuoco
Ma come si accende una vita? Questa la domanda al centro dell’educazione secondo lo psicanalista e saggista Massimo Recalcati. Non con la sola disciplina delle regole, che più si irrigidiscono più alimentano la spinta a trasgredirle, né con il modello della “scala”, che vede il sapere e la vita come una progressione lineare e l’infanzia come un gradino da superare. “Il problema non è superare il bambino, ma diventare bambini”: una conversione che, come ricorda Gesù, apre al Regno di Dio e permette di recuperare uno sguardo poetico sul mondo, capace di cogliere il miracolo che l’adulto non vede più: “Quando a Milano nevica, noi vediamo il problema del traffico, il bambino vede la prima neve”. La vita si accende nell’incontro con un “fuoco”: l’educatore è chi trasmette un sapere vivo, che lo tocca e lo coinvolge, a differenza dell’erudito, la cui parola resta vuota perché non testimonia.
Il desiderio, vero dovere
“Trasmissione del sapere è trasmissione del desiderio di sapere”, un fuoco che l’intelligenza artificiale, da non demonizzare, non possiede. Il vero vuoto di cultura, infatti, non è un vuoto di erudizione, ma di desiderio. Da qui la parola che dovrebbe guidare l’educazione, il “Kum” rivolto da Gesù alla figlia di Giairo: alzati, rimettiti in movimento. Ma si è credibili solo testimoniando gioia e fuoco, altrimenti “la scala del nostro sapere si sbriciola”. Perché, ha concluso Recalcati, “se il desiderio è ciò che accende la vita, allora il nostro vero dovere è il desiderio”.
Per una conversione pastorale
Per tracciare nuove mappe nella cartografia della pastorale scolastica e universitaria, come indica la Lettera apostolica, occorre salire sulle dune della storia presente per guardare lontano con la bussola del Vangelo, secondo suor Martha Séïde, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, docente all’Auxilium di Roma. La relazione della religiosa salesiana, assente per un lutto familiare, è stata letta da una consorella. Le insidie della pastorale sono quattro, ha osservato Séïde: la riduzione mercantilistica dell’istruzione e un “efficientismo senza anima”; l’iperdigitalizzazione che frantuma le relazioni; l’immobilismo e le contrapposizioni polari, come quella tra scienza e fede; la ferita dell’esclusione di migliaia di bambini e giovani privati dell’istruzione da guerre e calamità.
Meno cattedre e più tavoli
Di qui l’appello a una conversione pastorale fondata su un’antropologia integrale, in cui “la relazione deve precedere il programma, il volto viene prima della valutazione” e il dubbio non è demonizzato, ma accompagnato. La pastorale, secondo la religiosa dell’Auxilium, non deve essere “rifugio nostalgico, ma laboratorio di elaborazione profetica”: una “diaconia della cultura” con “meno cattedre e più tavoli”, dove docenti e studenti cercano insieme la verità in stile sinodale, recuperano il valore della lentezza e trovano spazi di silenzio. Perché le sfide non vanno temute: sono il terreno su cui la speranza prende forma.
Un’università che sia casa delle domande
Dall’esperienza di molti anni vissuti nelle periferie della Colombia è partito fratel Carlos Gabriel Gómez Restrepo, vicario generale dell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, ultimo relatore della mattinata. Di fronte alle profonde trasformazioni dell’università, ha spiegato, si confrontano due modelli: quello di Babele, fondato sulla competitività e su una visione dell’essere umano ridotto alla sua funzionalità, e quello della fraternità, in cui la conoscenza è al servizio del bene comune e la persona è al centro. In questo orizzonte la pastorale “non è un ufficio in più”, ma una relazione che abita il cuore della vita universitaria e crea comunità cristiane, non solo accademiche, spesso segnate da competizione e rivalità. Una pastorale chiamata anzitutto ad ascoltare giovani vulnerabili, perché “anche i silenzi gridano”, e a farsi “samaritana”: l’opzione per i poveri non è beneficenza, ma impegno a studiare le radici della povertà. L’università deve diventare una “casa delle domande”, perché educare non significa dare risposte, ma insegnare a porre domande: se si insegna economia, chiedersi a favore di chi; se si insegna intelligenza artificiale, chiedersi che cosa significhi restare umani.
Accompagnare
E ancora, Gómez Restrepo ha spronato a passare dal parlare di pace all’educare alla pace, riconciliandosi senza perdere la memoria. Accogliere, ascoltare, annunciare, discernere, creare legami, servire, sperare: sono i sette verbi da coniugare per un’autentica pastorale universitaria. Li riassume “il verbo pastorale per eccellenza”: accompagnare. Non solo parlare di Dio, ha concluso, ma diventare testimoni di Gesù, facendo in modo che “la vita sia più umana, i poveri più visibili, la terra più custodita, il futuro più carico di speranza”.
Il tavolo delle trattative
Anche l'arte contribuisce alla riflessione in questi due giorni. L'artista Alessandro Bergonzoni espone per l'occasione la sua installazione Il tavolo delle trattative, che accoglie i delegati nell'atrio dell'Aula Paolo VI. L'opera è costruita con vecchie protesi di persone che hanno perso le gambe a causa dei conflitti. Le ha fornite Emergency a Bergonzoni, il quale indica così i materiali del tavolo: legno dipinto, lacca vetrata, ferro, arti artificiali inferiori, paura e dolore. Arte e arti, "per camminare davanti alla pace e verso la pace", afferma l'artista.
I lavori del congresso proseguiranno fino a domani sera sui temi "Coltivare l'interiorità", "Il digitale umano", "Educare alla pace", intervallati da tavole rotonde per "partire dalla pratica".