L'insegnante è il cuore della costellazione educativa
Dal 23 al 27 maggio 2026 a Oradea (Romania) si è svolta la Conferenza internazionale degli insegnanti cattolici, organizzata dall'Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (UMEC-WUCT). Su invito del vescovo greco-cattolico di Oradea, Virgil Bercea, è stato scelto il tema "L'educazione come missione: cooperazione e scambio di buone pratiche tra gli Stati membri", in linea con il cruciale ruolo ricoperto dagli insegnanti nel contesto dell'educazione cattolica in tutti i paesi del mondo, in cui rappresentano un punto di riferimento per la crescita personale, spirituale e sociale delle nuove generazioni.
L'intervento del cardinale José Tolentino de Mendonça
«L’educazione come missione: collaborazione e scambio di esperienze tra i paesi membri»
È con grande gioia che rivolgo il mio saluto a tutti i partecipanti a questo Incontro Internazionale dell’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici, dedicato al tema «L’educazione come missione: collaborazione e scambio di esperienze tra i Paesi membri». Vi ringrazio per il vostro impegno e per la vostra presenza, che testimonia la vitalità di una rete educativa diffusa in ogni angolo della terra. Questo incontro non è soltanto un’occasione di confronto professionale: è un atto di fede nella forza trasformatrice dell’educazione.
Il vostro convenire da Paesi e culture diverse ha un significato profondo. Non si tratta semplicemente di conoscersi meglio o di scambiarsi buone pratiche — per quanto ciò sia prezioso e necessario. Si tratta, piuttosto, di riscoprire insieme la radice comune della nostra missione educativa: quella vocazione che ci chiama a porre la persona umana al centro di ogni nostro sforzo, a custodirne la dignità, a coltivarne il pensiero e il cuore, a preparare il terreno perché ogni giovane vita possa fiorire nella pienezza della sua umanità.
La costellazione degli educatori
Desidero proporvi un’immagine che mi sembra particolarmente adatta a descrivere il senso di questo incontro e, più in generale, la natura stessa dell’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici: l’immagine della costellazione. Papa Leone XIV, nella sua recente Lettera Apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, ha offerto questa immagine come chiave di lettura per comprendere il mondo educativo cattolico. Il Santo Padre ha scritto: «Parlo di “costellazione” perché il mondo educativo cattolico è una rete viva e plurale: scuole parrocchiali e collegi, università e istituti superiori, centri di formazione professionale, movimenti, piattaforme digitali, iniziative di service-learning e pastorali scolastiche, universitarie e culturali. Ogni “stella” ha una luminosità propria, ma tutte insieme disegnano una rotta».
Ecco, cari amici: voi siete stelle di questa costellazione. Ciascuno di voi, ciascuno dei Paesi qui rappresentati, porta una luce specifica — fatta di storia, di cultura, di tradizione pedagogica, di carismi particolari. Ma è soltanto quando queste luci si dispongono insieme, quando accettano di far parte di un disegno più grande, che diventa possibile tracciare una rotta. La costellazione non annulla le singole stelle: le esalta, dando loro un senso che trascende la loro luminosità isolata. Così l’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici non chiede a nessun Paese di rinunciare alla propria identità educativa, ma invita tutti a scoprire come quella identità acquisti nuova profondità e nuova forza nella relazione con gli altri.
Il Papa ci ricorda che «le costellazioni riflettono le proprie luci in un universo infinito. Come in un caleidoscopio i loro colori si intrecciano creando ulteriori variazioni cromatiche». L’incontro tra le diverse esperienze educative cattoliche non produce uniformità, ma genera variazioni nuove, intuizioni inedite, risposte creative ai problemi che ciascuno di noi affronta nel proprio contesto. Quando un insegnante del Camerun ascolta l’esperienza di un collega delle Filippine, o quando un educatore polacco dialoga con una maestra del Perù, accade qualcosa di misteriosamente fecondo: le luci si intrecciano, i colori si moltiplicano, e l’orizzonte si allarga.
Collaborazione: un imperativo evangelico
La collaborazione tra i Paesi membri non è un’opzione strategica: è un imperativo che nasce dal Vangelo stesso. L’educazione cristiana, come ci ricorda il Concilio Vaticano II nella Gravissimum educationis, è opera corale: nessuno educa da solo. Papa Leone XIV ha ripreso con forza questo principio: «L’educazione cristiana è opera corale: nessuno educa da solo. La comunità educante è un “noi” dove il docente, lo studente, la famiglia, il personale amministrativo e di servizio, i pastori e la società civile convergono per generare vita». Se questo vale all’interno di ogni singola comunità educante, quanto più vale nella dimensione internazionale della nostra missione! Il “noi” dell’educazione cattolica non conosce confini nazionali: è un “noi” universale, cattolico nel senso più pieno del termine.
Lo scambio di esperienze tra i Paesi membri è la linfa vitale di questo “noi” allargato. Non si tratta di esportare modelli o di importare soluzioni preconfezionate. Si tratta, piuttosto, di praticare quella «inter- e trans-disciplinarietà esercitate come sapienza e creatività» che Papa Francesco ha indicato come metodo nella Costituzione Apostolica Veritatis gaudium e che Papa Leone XIV ha richiamato nella sua Lettera Apostolica. Ogni esperienza educativa, anche la più umile, ha qualcosa da insegnare; e ogni sfida, anche la più dura, diventa più affrontabile quando non la si porta da soli.
Il Patto Educativo Globale: la nostra stella polare
In questa costellazione educativa, una stella brilla con particolare intensità: il Patto Educativo Globale. Papa Leone XIV lo ha definito con chiarezza la «stella polare» del cammino educativo della Chiesa. Il Santo Padre ha scritto: «Tra le stelle che orientano il cammino c’è il Patto Educativo Globale. Con gratitudine raccolgo questa eredità profetica affidataci da Papa Francesco. È un invito a fare alleanza e rete per educare alla fraternità universale». Questo Patto, lanciato profeticamente da Papa Francesco e accolto con nuova energia dal Pontefice regnante, rappresenta l’orizzonte entro il quale si colloca ogni nostro sforzo di collaborazione internazionale.
I sette percorsi del Patto Educativo Globale — porre al centro la persona, ascoltare bambini e giovani, promuovere la dignità delle donne, riconoscere la famiglia come prima educatrice, aprirsi all’accoglienza, rinnovare l’economia e la politica, custodire la casa comune — non sono astrazioni programmatiche. Sono inviti concreti che ciascun Paese membro di questa Unione è chiamato a declinare nella propria realtà, con la propria sensibilità, secondo le proprie urgenze. Questo incontro può diventare il luogo in cui verificare insieme come ciascuno stia rispondendo a questi inviti, quali frutti stiano maturando, quali ostacoli si stiano incontrando, e come la solidarietà fraterna possa aiutare a superarli.
Alle sette vie del Patto, Papa Leone XIV ha aggiunto tre priorità che mi sembrano particolarmente significative per il vostro lavoro quotidiano di educatori. La prima riguarda la vita interiore dei giovani: essi chiedono profondità, e la scuola deve offrire spazi di silenzio, di discernimento, di dialogo con la coscienza. La seconda riguarda il digitale umano: siamo chiamati a formare all’uso sapiente delle tecnologie, ponendo la persona prima dell’algoritmo. La terza riguarda la pace: «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9) deve diventare, nelle parole del Santo Padre, «metodo e contenuto dell’apprendere».
L'insegnante: stella nella costellazione
Al cuore di questa costellazione educativa c’è l’insegnante. Voi, cari educatori, siete le stelle senza le quali nessuna costellazione potrebbe comporsi. Papa Leone XIV ha ricordato che la formazione degli insegnanti — scientifica, pedagogica, culturale e spirituale — è decisiva. Non bastano aggiornamenti tecnici, ci avverte il Santo Padre: «occorre custodire un cuore che ascolta, uno sguardo che incoraggia, una intelligenza che discerne». Queste parole descrivono con precisione il profilo dell’insegnante cattolico: non un semplice trasmettitore di nozioni, ma un testimone, un accompagnatore, un artigiano dell’umano.
La vostra missione si svolge oggi in un contesto di straordinaria complessità. L’ambiente digitale trasforma i modi dell’apprendimento e della relazione; le disuguaglianze economiche e sociali segnano profondamente le possibilità educative; le guerre e le migrazioni creano emergenze che bussano alle porte delle nostre scuole. Eppure, proprio in questo contesto, il vostro lavoro acquista un valore incommensurabile. Come ci ricorda il Santo Padre, la rete educativa cattolica possiede una capillarità unica, raggiunge ogni continente con particolare presenza nelle aree a basso reddito, e rappresenta «una promessa concreta di mobilità educativa e di giustizia sociale».
L’educazione, ha scritto Papa Leone XIV citando la propria Esortazione Apostolica Dilexi te, «è una delle espressioni più alte della carità cristiana». Questo ci dice che ogni ora di lezione, ogni compito corretto, ogni parola di incoraggiamento rivolta a uno studente in difficoltà è un atto di carità. Non carità assistenziale, ma carità nel suo senso più pieno: amore che libera, che eleva, che restituisce dignità. E quando questa carità si fa collaborazione tra Paesi, quando si apre alla dimensione internazionale dello scambio e della solidarietà, allora diventa testimonianza profetica di quella fraternità universale che il Patto Educativo Globale ci chiede di costruire.
Disegnare nuove mappe di speranza
Cari amici, torno all’immagine della costellazione per affidarvi un compito. Le costellazioni hanno sempre servito ai naviganti per orientarsi. In un mondo che spesso sembra aver perduto la direzione, la vostra costellazione — la costellazione degli insegnanti cattolici di tutto il mondo— deve continuare a indicare la rotta. Una rotta che punti verso la dignità di ogni persona, verso la fraternità tra i popoli, verso la custodia della casa comune, verso quella speranza che, come ci assicura l’Apostolo Paolo, «non delude» (Rm 5,5).
Che questo incontro sia per tutti voi un momento di grazia: un tempo per consolidare legami, per condividere fatiche e speranze, per riscoprire la bellezza della vostra vocazione educativa nella dimensione universale della Chiesa. Che l’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici cresca nella coesione e nella fraternità, diventando sempre più quel “noi” educativo di cui il mondo ha urgente bisogno.
Affido il vostro cammino alla Vergine Maria, Sedes Sapientiae, e a tutti i santi educatori. E a ciascuno di voi ripeto le parole dell’Apostolo che il Santo Padre ha posto a sigillo della sua Lettera Apostolica: «Dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola della vita» (Fil 2,15-16).
Vi accompagno con la preghiera e vi benedico di cuore.
Card. José Tolentino de Mendonça
Prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione