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Mantenere vivo il pensiero nell'era dell'IA

notizie ‒ 21 maggio 2026

A pochi giorni dalla pubblicazione della prima enciclica del Santo Padre, Magnifica Humanitas, sulla tutela della persona umana nell’epoca della rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale, giovedì 21 maggio 2026 si è svolta la Conferenza Internazionale sull’IA dal titolo “Custodire voci e volti umani”. L’evento, organizzato dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e la Fondazione San Giovanni XXIII, è stato ospitato nell’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana.

La partecipazione di giornalisti, protagonisti del mondo accademico e della ricerca tecnologica, studiosi, figure istituzionali, specializzati in machine learning, comunicazione politica e media digitali ed esperti di etica algoritmica, giustizia sociale e governance delle piattaforme online provenienti da tutto il mondo ha conferito una dimensione internazionale e interdisciplinare al convegno. I nuclei del messaggio del Santo Padre hanno ispirato l’assetto del dibattito attorno a quattro grandi tematiche: rapporto tra autenticità e simulazione, disuguaglianze sociali, alleanza tra esseri umani e tecnologia e necessità di un’educazione tecnologica e digitale

I lavori sono stati aperti dall’intervento di Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, che ha lasciato la parola al cardinale José Tolentino De Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, il quale ha calato il tema dell’intelligenza artificiale in una riflessione sull’essere umano e le relazioni.

Saluto del cardinale José Tolentino de Mendonça alla Conferenza “Preserving Human Voices and Faces”

Carissimi partecipanti,

Carissimi relatori

 

Il titolo che ci convoca — «Custodire voci e volti umani» — riprende il tema scelto da Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. È un programma, anzi una professione di fede nell'umano, in un tempo in cui le frontiere tra realtà e simulazione si fanno ogni giorno più sottili.

Il Santo Padre ci ha ricordato nel suo Messaggio che «il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l'elemento costitutivo di ogni incontro». C'è in queste parole un'eco profonda della tradizione cristiana. I greci chiamavano la persona prósopon, cioè volto: ciò che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza e della relazione. I latini dicevano persona, da per-sonare: non un suono qualsiasi, ma la voce inconfondibile di qualcuno. Queste radici etimologiche ci dicono qualcosa di decisivo: l'essere umano non è mai riducibile a un dato, a un profilo, a un algoritmo. L'umano è sempre eccedenza, mistero, appello.

Perché allora parlare di custodia? Perché ciò che è più prezioso è anche ciò che è più esposto. La tecnologia digitale ha aperto possibilità straordinarie di comunicazione, di conoscenza, di prossimità. Ma, come ha osservato Papa Leone XIV, essa rischia anche di «modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana», simulando «sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia». I sistemi artificiali possono oggi imitare la voce di una persona, riprodurne il volto, generare conversazioni che simulano calore e intimità. Il potere della simulazione è tale che l'intelligenza artificiale, come avverte il Papa, può «illuderci con la fabbricazione di realtà parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci»

La giornata di oggi affronta questa sfida. La prima dimensione di questa sfida è stata da voi ben definita col titolo «Essere o fingere di essere». Essa ci pone dinanzi alla questione fondamentale della verità nella comunicazione. Quando un chatbot dialoga con noi simulando affetto, quando un deepfake presta il volto di una persona a parole che non ha mai pronunciato, quando un algoritmo costruisce una bolla informativa su misura delle nostre emozioni, è la grammatica stessa dell'incontro umano che viene alterata. La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione, come ammonisce il Messaggio papale, «può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società».

La seconda dimensione riguarda la domanda se i modelli di intelligenza artificiale non stiano accentuando le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. È un interrogativo cruciale. Il documento Antiqua et Nova, che il nostro Dicastero ha firmato insieme al Dicastero per la Dottrina della Fede nel gennaio 2025, lo ha posto con chiarezza: i modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce e possono a loro volta imporre modi di pensare, replicando stereotipi e pregiudizi presenti nei dati. Chi non è rappresentato nei dati rischia di essere invisibile per la macchina; chi è stereotipato nei dati rischia di essere consegnato a un destino di marginalizzazione algoritmica. L'IA potrebbe dunque, come abbiamo scritto in quel documento, «perpetuare la marginalizzazione e la discriminazione, creare nuove forme di povertà, allargare il divario digitale e aggravare le disuguaglianze sociali esistenti».

Tuttavia non basta restare nella denuncia. Dobbiamo pensare in modo costruttivo il rapporto tra l'umano e il digitale. Papa Leone XIV ha indicato la direzione con parole che questo convegno fa proprie: «La sfida che ci aspetta non sta nel fermare l'innovazione digitale, ma nel guidarla, nell'essere consapevoli del suo carattere ambivalente. Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati». Alleanza, dunque, non resa; integrazione critica, non assimilazione passiva. Il Santo Padre ha indicato tre pilastri per questa alleanza: la responsabilità condivisa tra sviluppatori, legislatori e utenti; la trasparenza dei sistemi algoritmici; e la tutela della paternità e della proprietà dell'operato umano.

E questa alleanza ci conduce al cuore della missione educativa: «Non rinunciare alla tua capacità di pensare». Il Papa ha avvertito del rischio di «un affidamento ingenuamente acritico all'intelligenza artificiale come amica onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, oracolo di ogni consiglio». Quando l'IA diventa il sostituto del pensiero critico, non stiamo guadagnando efficienza: stiamo perdendo noi stessi. L'educazione — lo dicevamo anche nella Nota Antiqua et Nova — mira precisamente a questo: ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, di comprendere i significati, di distinguere tra la sintassi e la semantica, tra il calcolo e il senso. Il Dicastero per la Cultura e l'Educazione lavora con intensità su questo fronte. Abbiamo avviato percorsi di ricerca teologica sulle implicazioni antropologiche dell'intelligenza artificiale, e continuiamo a sollecitare le università cattoliche affinché siano luoghi di innovazione responsabile e di discernimento sapienziale. Le università cattoliche, in particolare, non possono limitarsi a inseguire il progresso tecnologico; devono avere il coraggio di interrogarlo, di orientarlo, di umanizzarlo.

Cari amici, la domanda che attraversa questa giornata non è — come ci ha ricordato Papa Leone XIV — «cosa riesce o riuscirà a fare la macchina», ma «cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio». È una domanda antropologica prima che tecnologica. È una domanda che chiama in causa la nostra libertà, la nostra responsabilità, la nostra vocazione.

Vorrei concludere con un'immagine. Il titolo di questo convegno parla di «preservare». Preservare non è conservare in una teca, non è museificare. Preservare è tenere in vita, proteggere ciò che è fragile perché continui a fiorire. Le voci e i volti umani sono fragili. Possono essere clonati, manipolati, silenziati. Ma possono anche, ogni giorno, rinascere in ogni incontro autentico, in ogni parola detta guardando negli occhi l'altro. Come ci ha ricordato il Santo Padre: «Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona». Questo è il compito che ci è affidato. Questa giornata di lavoro è un contributo prezioso a questa custodia.

card. José Tolentino de Mendonça

Prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione

La sessione pomeridiana della convegno è stata animata da due panel: "Un'Alleanza Possibile", moderato da suor Nina Krapic, vice direttrice della Sala Stampa della Santa Sede, sul rapporto tra intelligenza artificiale, verità, responsabilità e bene comune, e "Non rinunciare alla tua capacità di pensare" moderato da mons. Paul Tighe, Segretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, in cui è stata sottolineata l'importanza di ricorrere ad una educazione digitale affinchè le istituzioni accademiche contribuiscano a supportare un uso consapevole ed una comprensione critica degli strumenti digitali.