World Cup: dalla "Magnifica Humanitas" al "Magnifico Sport"
Il calcio continua a essere uno dei pochi linguaggi davvero condivisi tra generazioni e culture diverse. Il prossimo 11 giugno 2026 avrà inizio la più grande edizione del Campionato Mondiale di Calcio (Football World Cup) con 48 squadre nazionali, che si svolgerà tra Messico/Canada/Stati Uniti.
Questo evento sportivo si presenta, dunque, come un'occasione per rilanciare il tema dello sport nel contesto sociale, riflettendo su “sport oltre lo sport”, come laboratorio di umanesimo, scuola di virtù e ponte tra le culture. A tal proposito, ricordiamo i punti centrali del magistero sportivo di Papa Leone XIV e presentiamo una proposta pastorale per accompagnare questo evento.
1. Il Magistero sportivo di Papa Leone XIV
Papa Leone XIV ha pubblicato una lettera dedicata allo sport il 6 febbraio 2026. Tutta la lettera parte da questo principio: «Lo sport educa ad una comprensione più profonda della vita», che prende come base il brano biblico giovanneo: La vita in abbondanza (Cfr Gv 10,10).
In sintesi, la lettera ci offre quattro grandi chiavi ermeneutiche su questo sport.
In primo luogo, sul piano individuale, il valore formativo dello sport. La finalità ultima dello sport, come suggerisce il titolo stesso della Lettera, è generare una vita più piena nell’essere umano. Solo l’unità di corpo, mente e spirito può favorire una crescita autenticamente integrale della persona.
In secondo luogo, sul piano comunitario, la responsabilità sociale dello sport. Lo sport non produce effetti soltanto sull’individuo, ma anche sulla società. Non dovremmo correre contro qualcuno, bensì insieme a qualcuno. Spesso, quando le istituzioni non riescono a creare spazi di dialogo, rimane una sorta di “diplomazia sportiva”, poiché lo sport si presenta come una delle ultime piattaforme di incontro tra i popoli, dimostrando che persone provenienti da culture differenti possono convivere e collaborare armoniosamente.
In terzo luogo, sul piano sportivo, i rischi impliciti dello sport. I pericoli maggiori sono spesso quelli che non si vedono immediatamente, quelli che si consumano dietro le quinte degli eventi sportivi. Spetta, pertanto, a tutti noi denunciare queste situazioni che deturpano la bellezza autentica dello sport.
In quarto luogo, sul piano pastorale, il compito specifico della Chiesa: sviluppare una pastorale dello sport. Ciò significa approfondire la specificità della pastorale dello sport, affinché emerga come una pastorale autonoma nei suoi metodi, luoghi, operatori e finalità; articolare i vari settori della pastorale con la pastorale dello sport; istituire le commissioni diocesane della pastorale dello sport.
2. Un manuale di calcio per i più giovani
In occasione dello stesso Mondiale di Calcio, il Centro Sportivo Italiano (CSI) ha pubblicato un’opera dal titolo «Mundial Games. Un viaggio tra gioco, squadra e amicizia» (Mancini Eidzioni), curato da don Luca Meacci, assistente ecclesiastico nazionale del CSI.
Presentato il 20 maggio 2026, il libro raccoglie giochi, attività, percorsi educativi e spunti di riflessione pensati per accompagnare gli educatori dei centri estivi in un’esperienza coinvolgente di sport, relazione e crescita umana.
Nel testo di apertura di questo manuale, il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, riparte da un’intuizione semplice: «C’è un momento, nell’infanzia, che non si dimentica mai davvero: il primo pallone calciato in un cortile, il primo gol segnato tra due zaini posati come pali, la prima corsa sfrenata sotto il sole d’estate con gli amici che si inseguono e ridono. Il gioco, in quei momenti, non è un passatempo: è il nome che il corpo impara a dare alla gioia».
Proseguendo, il Cardinale aggiunge: «Quello che questo sussidio propone è di abitare questo linguaggio con intelligenza educativa e con fede. La storia fantasiosa che immagina la nascita del calcio in Terra Santa, ai tempi di Gesù — un Emmanuele che insegna ai ragazzi del villaggio non solo le regole del gioco, ma lo spirito dell’accoglienza, del rispetto, del confronto leale — è molto più di un espediente narrativo. È una teologia raccontata con la corsa, con il pallone che passa di mano in mano, o meglio, di piede in piede. Dio gioca con noi. Questa è la rivelazione più scandalosa e più bella del Natale: che Dio si è fatto bambino, e il bambino gioca. L’Incarnazione è anche questo: la serietà del cielo che si abbassa fino alla leggerezza dei cortili. Mi ha colpito, in questa narrazione, la figura di Emmanuele-Allenatore. Un uomo che guida, propone, ferma le discussioni, calma gli animi, invita a fare pace. Un educatore, nel senso più pieno e più bello del termine. È esattamente il profilo che questo sussidio cerca di trasmettere ai giovani capigruppo: non quello di chi sorveglia, ma di chi condivide; non quello di chi insegna dall’alto, ma di chi testimonia dall’interno».
E conclude: «Non devo nascondere una certa emozione personale di fronte ai venti schemi di preghiera costruiti intorno alle parole tecniche del vocabolario calcistico. C’è qualcosa di profondamente giusto in questa intuizione. La lingua del corpo, la lingua dello sport, la lingua del gioco meritano di essere prese sul serio anche nella preghiera. Non si tratta di ridurre il sacro al profano, ma di riconoscere che il profano, nella sua dimensione più autentica, è già abitato da un’attesa di sacro. Il fuorigioco, il rigore, l’assist, il dribbling: ogni parola del calcio può diventare, in mano ad un buon educatore, uno specchio in cui i ragazzi riconoscono la loro vita — le occasioni perdute, le seconde possibilità, il momento in cui qualcuno gioca per te, il coraggio di affrontare la traversa del limite».
Pertanto, e riprendendo il titolo della prima enciclica di Papa Leone XIV, dobbiamo impegnarci per consolidare uno sport magnifico in tutte le sue dimensioni. Perché un “magnifico sport” promuove una “magnifica umanità”.