INTERVENTI

Una risposta alla domanda decisiva per il nostro futuro e su come difenderemo la persona nel tempo dell’AI

interventi ‒ 26 maggio 2026

La Stampa | José Tolentino de Mendonça

Nomen omen, il nome è un presagio, una sorta di indicazione stradale o di missione annunciata. Se possiamo dire che ciò vale per i nomi in generale, a maggior ragione quest'idea è vera in relazione al nome che un Papa sceglie, tanto più che lo fa in totale libertà. Il nome, inatteso, scelto da Papa Prevost ha suscitato perciò una grande curiosità che trova ora una risposta incisiva nella sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, presentata nel mese in cui si celebra il 135° anniversario dell'Enciclica Rerum Novarum. Se con la sua coraggiosa presa di posizione sulla questione operaia, Papa Leone XIII apriva la modernità «a quella riflessione sulla società, sull'economia e sulla politica che oggi chiamiamo "Dottrina sociale della Chiesa"» (MH, 3), Papa Leone XIV vuole oggi che quell'audacia di visione sulla realtà concreta non vada perduta, perché crede che essa sia parte integrante della vocazione della Chiesa. È questa la convinzione profonda che guida il programma pastorale del suo pontificato e trova nel suo nome una limpida chiave di lettura. Leone non teme l'enormità del compito di interpretare i problemi del nostro tempo, fissando apertamente lo sguardo su uno scenario ambiguamente carico di speranze e paure. Né teme di apparire profeticamente in controtendenza, con un discorso che alcuni interessati contesteranno come «cupo o pessimista». In realtà, egli interpreta il presente non «come un destino chiuso, ma come un campo aperto alla conversione personale e collettiva» (MH, 210). È questa combinazione profetica di coraggio spirituale e intelligenza storica che, va detto, fa di questa enciclica uno dei testi più importanti del XXI secolo, un manifesto umanista che mette a fuoco la domanda epocale su cui siamo oggi chiamati a decidere il futuro stesso dell'umanità: che «cosa voglia dire custodire la persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale». Nella passività generalizzata di opinioni pubbliche disinformate e indifferenti e nel ritardo di governanti in affanno di discernimento, la voce della chiesa si leva, attraverso l'enciclica, al servizio di tutta l'umanità, testimone disarmato e disarmante ma potente del dovere di non subordinare l'essere umano alla potenza della macchina: il dovere inderogabile di rimanere umani. Il pericolo è che i vantaggi economici del formidabile progresso tecnologico in atto rendano ciechi nei confronti dei rischi di un suo decorso privo di regole: non possiamo ignorare, mette in guardia il Papa, che in questa quarta rivoluzione industriale che stiamo vivendo con la transizione digitale, la dignità umana sia esposta ad una minaccia radicale. Le potenzialità di questo nuovo strumento sono tante, ma altrettanti sono i pericoli. Per questo, sin dalla prima frase dell'enciclica si afferma che ci troviamo confrontati con «una scelta decisiva» (e la parola «scelta» ricorre undici volte nel testo). Scelta tra il sistema della meritocrazia (che il Papa definisce un'ideologia particolarmente insidiosa, perché sostituisce l'ontologia con l'efficacia della prestazione) e il riconoscimento della dignità inalienabile della persona umana; scelta tra la concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi (aziende e piattaforme tecnologiche...) e la destinazione universale dei beni; scelta tra il duplice errore di demonizzare o idolatrare gli strumenti da un lato e la strategia pubblica di governarli con criteri trasparenti e democratici dall'altro; scelta tra l'accelerazione del paradigma tecnocratico puro e duro e l'impegno per lo sviluppo umano integrale. Investire semplicemente la tecnologia di un potere messianico (l'enciclica parla del rischio di una «divinizzazione») significa pretendere surrettiziamente che essa possa sostituire o trascendere l'umano. La tecnologia non è neutra, perché assume la posizione ideologica e gli interessi di chi la concepisce, la finanzia, la possiede, la regola o la utilizza. In quanto tale, «non basta invocare genericamente l'etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi dal proprio compito» (MH, 206).

Si comprende, quindi, come l'approccio metodologico della Magnifica Humanitas promuova una riflessione di natura culturale, analizzando ad esempio alcuni dei dispositivi teorici che fungono da bandiera per i centri di potere tecnologico e colonizzano gli immaginari espressi sui social network e nei media. Il messaggio veicolato da quest'ideologia tecnologica è un'allucinazione del futuro, in cui si vendono sempre più i vantaggi dell'indiscriminato potenziamento meccanico dell'uomo e della sua ibridazione con l'automazione e si confeziona un'idea contraffatta di progresso come superamento dell'umano. È un insidioso humus ideologico che trova crescente espressione nelle diverse correnti del transumanesimo e del postumanesimo. Di fronte a questo scenario distopico, una delle proposte forti del Papa è quella di sottolineare il ruolo chiave dell'educazione, poiché al momento ci troviamo impreparati a governare la svolta storica che stiamo vivendo. L'educazione è davvero centrale, perché se non ci educhiamo come esseri umani, liberi, consapevoli e responsabili, la macchina finirà presto per educarci come utenti e manipolarci come algoritmi, senza che ce ne rendiamo conto. È urgente, quindi, un'educazione alla convivenza responsabile con il digitale, senza temere di introdurre misure regolative di sobrietà, protezione e limitazione. La difesa dell'umano nell'era digitale è una questione pubblica, poiché l'Intelligenza Artificiale può essere un'alleata o un acceleratore di catastrofi sociali. Sta alle società e a ciascuno di noi di fare la propria parte. Papa Leone XIV fa appello alla coscienza globale. Ed è essenziale il modo in cui lo fa. Contrariamente agli autoritarismi esasperati di tante leadership contemporanee, con il suo stile umile e fermo, Leone ci offre un documento epocale che non procede per diktat e ultimatum ma fornisce strumenti di riflessione e decisione autonoma e creativa: una piattaforma spirituale e culturale per cominciare a lavorare seriamente tutti insieme sul nostro comune futuro.

José Tolentino de Mendonça

Prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione

Legge anche qui: La Stampa